Messaggi dell’Anima

Il Blog di Alessandra Almanza

Cosa succede durante una sessione di medianità

Entrare in contatto con l’invisibile

In molti mi chiedono: “Cosa succede davvero durante una sessione di medianità?”
Non è una domanda semplice. Ogni incontro è unico, come lo è ogni anima, ogni storia, ogni bisogno che emerge. Ma ci sono elementi ricorrenti, fili sottili che collegano ogni esperienza: silenzio, ascolto, presenza… e una grande delicatezza.

Quando inizi una sessione con me, ci prendiamo prima di tutto un momento per rallentare. Lasciamo fuori dalla porta le corse, i pensieri, le aspettative. Ti guido con la voce, magari con qualche respiro consapevole, e permettiamo allo spazio di aprirsi in modo naturale.

Non si tratta di “parlare con i morti”, come molti ancora immaginano. È più un riconoscere la continuità dell’amore oltre la forma. Chi non è più nel corpo non è “altrove”, è semplicemente in un’altra frequenza. E quella frequenza si può avvicinare, con rispetto, quando l’intento è sincero e il cuore disponibile.

I primi segnali

A volte arrivano immagini. Altre volte frasi nette. Altre ancora è una sensazione nel corpo, un’emozione forte che non appartiene a me, ma che so dover trasmettere. Non interpreto da sola: mi metto al servizio del messaggio.

Chi si manifesta lo fa sempre con un’intenzione di bene. Non ci sono presenze aggressive, né energie oscure. C’è solo ciò che serve per aiutarti ad andare avanti, a comprendere, a sciogliere, a sentire che non sei sola, non sei solo.

Molte volte, arrivano parole che riconosci subito: erano esattamente quelle che ti aspettavi, o che tuo padre, tua madre, il tuo compagno o la tua nonna dicevano sempre. E lì, qualcosa dentro di te si apre.

Come si svolge una sessione con me

Quando ci incontriamo — di persona o online — creo uno spazio protetto e rispettoso. Ogni sessione comincia con un breve momento di centratura. Ti chiedo di chiudere gli occhi, respirare, portarti nel cuore. Non è un rituale formale, ma un gesto semplice per lasciar andare la mente e attivare la connessione.

Dopo questa fase iniziale, entro in uno stato di ascolto profondo. Non invoco nessuno, non forzo la comunicazione. Mi apro, semplicemente. E se dall’altra parte c’è un’anima pronta a comunicare, il messaggio arriva.

Spesso è una voce interiore che mi parla con parole chiare. Altre volte sono immagini simboliche, sensazioni fisiche o frammenti di ricordi. Io li condivido con te, passo dopo passo, così come arrivano. E tu, mentre ascolti, cominci a riconoscere.

A volte il contatto è immediato. Altre richiede qualche minuto. E a volte, semplicemente, non accade nulla di eclatante. Ma anche il silenzio è sacro. Anche il non detto ha un valore. Il mio compito è offrirti verità, non spettacolo.

Cosa puoi chiedere?

Puoi venire con delle domande, certo. Possono riguardare una persona cara che non c’è più, un evento non risolto, un messaggio che senti di voler ricevere.
Oppure puoi semplicemente lasciare che emerga ciò che deve emergere. Non serve avere un copione.

La medianità non è una seduta psicologica, né una seduta divinatoria. È un incontro di anime. E come tale, avviene con i suoi tempi, le sue vibrazioni, la sua sacralità.

Quando arriva il messaggio giusto

Non sempre il messaggio che riceviamo è quello che ci aspettiamo. A volte una persona arriva da me desiderando con tutto il cuore di sentire una voce precisa, e invece si manifesta qualcun altro. O il messaggio che arriva sembra laterale, sottile, quasi secondario. Ma poi, con il passare delle ore o dei giorni, si rivela come esattamente ciò che serviva.

È importante entrare nella sessione con apertura, non con attaccamento. Più si cerca di controllare, più il campo si chiude. Ma quando ci si arrende — e intendo “arrendersi” nel senso più sacro del termine — allora accade qualcosa di vero.

Ci sono momenti in cui arrivano frasi, ricordi o immagini che solo tu puoi riconoscere. Un modo di dire, un profumo, una canzone. Sono piccoli segni, ma carichi di una precisione affettiva impossibile da simulare. E lì non ci sono più dubbi: stiamo davvero parlando con chi abbiamo amato.

Dopo la sessione

Quando la connessione si completa, chiudo con gratitudine. Ti invito a non tornare subito nella frenesia quotidiana. A volte suggerisco di scrivere qualche parola, di fare una passeggiata, di restare nel silenzio per lasciare che il messaggio si posi.

Molto spesso mi viene detto: “Mi sento più leggera”, oppure “Ho ritrovato un pezzo di me che si era perso.” Non è solo per quello che viene detto… è per quello che si apre dentro.

Questa è la vera essenza della medianità per me: uno spazio sacro dove l’amore trova nuove vie per manifestarsi.

Quando non si manifesta nessuno

Può succedere, sì. Ci sono sessioni in cui nessuna presenza si manifesta in modo chiaro. Non perché “non ci sia nessuno”, ma perché non è il momento, o non c’è un messaggio pronto ad arrivare. In quei casi, quello che accade è comunque prezioso.

A volte il silenzio è il messaggio. È un invito a fermarsi, ad ascoltare di più sé stessi, a lasciar andare l’aspettativa.
Altre volte è solo una questione di frequenza: il campo può essere disturbato da dolore ancora troppo vivo, da paura, o semplicemente da un eccesso di volontà.

Io non forzo mai la connessione. Per me è fondamentale rispettare il ritmo sacro dell’anima, tua e dell’altro. Anche il non detto è una guida. Anche il vuoto può essere pieno di senso.

Integrare ciò che è emerso

Dopo ogni sessione ti invito a portare con te le parole, i segni, le emozioni. Ma non come “verità assolute”.
Lasciale vivere dentro di te. Ascoltale. Guardale mutare con il tempo. Ogni messaggio ha bisogno di spazio e tempo per germogliare.

Molte persone mi scrivono giorni dopo, dicendo: “Ora ho capito perché è arrivato quel messaggio”. O semplicemente: “Quel contatto ha sciolto qualcosa che non riuscivo a spiegare”.

Il lavoro continua anche quando non ce ne accorgiamo. La medianità è un seme piantato nel cuore.

Non serve “credere”

Questa è forse la cosa che tengo più a dire: non serve essere “spirituali” o “credere nei defunti” per ricevere qualcosa da una sessione.

Quello che conta è essere aperti. Curiosi. Disponibili a lasciarsi toccare.

La connessione non è un dogma, è un’esperienza. E quando accade, non c’è bisogno di spiegarla: si sente, si riconosce, si accoglie.

Un gesto d’amore

Ogni volta che apro uno spazio di medianità, lo faccio con rispetto profondo. Per te che vieni a cercare un ponte con l’invisibile. Per chi, dall’altra parte, sceglie di affacciarsi con tenerezza.
Non è mai solo comunicazione. È un gesto d’amore.

Un amore che non ha bisogno di corpo per esistere. Un amore che continua, cambia forma, ma non si interrompe.
Questa è la verità più semplice e più grande che ho imparato: le relazioni non finiscono. Si trasformano. E possono continuare a nutrire, anche quando sembrano assenti.

Quando è il momento giusto?

Non esiste un momento “perfetto”. Ma ci sono segni interiori che parlano: un bisogno che pulsa, una domanda che non tace, una nostalgia che si fa presenza.
Se senti di voler ascoltare. Se senti di voler lasciare andare. Se senti di voler ritrovare un contatto con chi hai amato…
Allora sì, potrebbe essere il momento giusto.

Ti aspetto

Se leggendo queste parole qualcosa dentro di te si è mosso, anche solo un’emozione leggera, un piccolo nodo che si è sciolto…
Forse l’incontro è già iniziato.

Io sono qui, con la mia voce e il mio ascolto, pronta a camminare con te.
Nel rispetto. Nell’autenticità. Nella verità dell’Anima.

Ti risuona qualcosa?

Se leggendo hai sentito un richiamo, un’emozione, una domanda che vuole essere accolta, puoi scrivermi liberamente. Ogni percorso inizia da un ascolto.

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