L’incontro inizia prima dell’incontro
Ogni sessione spirituale — che sia una lettura dei Registri Akashici, una seduta di medianità o un messaggio canalizzato — è uno spazio sacro.
E anche se spesso ci si concentra su cosa succede “durante” la sessione, io credo che il modo in cui ci si prepara faccia la differenza.
Prepararsi non significa costruire un copione o avere tutto sotto controllo. Significa creare dentro di sé uno spazio di apertura e di verità. È come spalancare le finestre prima dell’alba, sapendo che la luce arriverà.
Anche se ci incontriamo per un’ora, il lavoro comincia prima. A volte giorni prima. E continua anche dopo.
Più che “fare”, si tratta di “essere”
Non è necessario portare un elenco di domande. Non è necessario vestirsi in un certo modo o meditare per ore. Quello che davvero conta è la qualità della tua presenza.
Può bastare una camminata in silenzio prima della sessione. Una tazza di tè bevuta con intenzione. Un quaderno su cui scrivere cosa stai vivendo.
L’Anima non ha bisogno di cerimonie complesse. Vuole essere accolta, ascoltata, incontrata.
Quando ti avvicini a una sessione con rispetto, senza paura e senza aspettative rigide, è come se dicessi al mondo invisibile: “Sono pronta. Mi affido.”
E allora il campo si apre.
Le domande dell’anima
Molti arrivano alla sessione chiedendomi: “Cosa posso chiedere?”
La verità è che non esistono domande giuste o sbagliate. Esistono domande vive. Quelle che vengono dal cuore, non dalla testa. Quelle che restano dentro anche quando non trovi le parole per formularle.
Puoi chiedere chiarimenti su un rapporto, un passaggio della tua vita, un dolore che non comprendi. Puoi esplorare un blocco ricorrente, un’intuizione che ti chiama, un sogno che ti lascia inquieta.
Non è importante che la domanda sia perfetta. È importante che sia vera. Che sia sentita. Anche se è solo: “Perché mi sento così persa?”
A volte, proprio da lì parte il cammino.
E se non sai cosa chiedere?
Capita spesso. Arrivi alla sessione, magari emozionata o un po’ confusa, e mi dici: “Non so da dove partire.”
Va benissimo così. Non serve avere le idee chiare. La tua energia parla anche quando tu non parli.
Il campo akashico, la dimensione spirituale che contattiamo, sa già cosa è pronto ad emergere.
In questi casi, io apro lo spazio con delicatezza. Lascio che sia il messaggio a farsi strada. E tu lo riconoscerai, anche se non lo aspettavi.
L’anima non ha bisogno di strategie. Ha solo bisogno di essere messa in ascolto.
Lo spazio esterno riflette lo spazio interno
Che la sessione avvenga online o in presenza, c’è una cosa che può fare una grande differenza: preparare lo spazio intorno a te.
Non parlo di creare un altare o accendere mille candele, a meno che tu non lo senta. Parlo di portare sacralità nella semplicità.
Anche solo sistemare un angolo, sederti comoda, spegnere il telefono, accendere una candela o aprire una finestra per far entrare aria nuova… tutto questo cambia la qualità dell’incontro.
Quando onori lo spazio che ti circonda, stai già dicendo a te stessa: “Questo momento è importante.”
Il corpo come alleato
Il corpo è il primo tempio. Non possiamo accedere all’Anima se il corpo è contratto, teso, trascurato.
Prima della sessione, se puoi, respira lentamente. Fai due passi in silenzio. Bevi acqua con presenza. Sciogli le spalle. Porta una mano sul cuore.
Non è per “prepararti meglio”. È per invitare ogni parte di te ad essere presente. Perché più sei intera in quel momento, più il messaggio può raggiungerti in profondità.
Il corpo non è mai un ostacolo alla spiritualità. È la porta d’ingresso.
Cosa aspettarsi da una sessione
Molte persone arrivano con una domanda dentro: “Mi dirai cosa devo fare?”
La mia risposta è sempre la stessa: no, non sono qui per dirti cosa fare.
Il mio compito non è darti risposte definitive, ma accompagnarti a sentire la tua verità più profonda.
Una sessione spirituale — che sia medianità, Akasha o canalizzazione — non è una predizione. È un momento di riconnessione.
A volte emergono parole che portano chiarezza. Altre volte immagini simboliche, intuizioni, emozioni. Ogni incontro è diverso, e ciò che arriva è ciò che sei pronta a ricevere in quel momento.
Lasciare che il processo faccia il suo lavoro
Non tutto si comprende subito. Alcune cose avranno senso dopo ore, giorni, settimane. È importante non forzare l’integrazione.
Dopo la sessione, spesso consiglio di non raccontare tutto subito, di non cercare interpretazioni, ma di lasciare sedimentare.
Scrivi ciò che ricordi. Ascolta cosa ti resta dentro. Lascia agire le parole come semi nel cuore.
La saggezza spirituale non ha bisogno di essere capita subito. Lavora in profondità. E lo fa con delicatezza.
Dopo la sessione: custodire, non afferrare
Quando una sessione finisce, il lavoro non è concluso. È solo cambiata forma.
Molto spesso, nei giorni successivi, cominciano ad accadere piccoli spostamenti interiori: un’intuizione che si chiarisce, un’emozione che emerge, un sogno che parla.
Ti invito a non correre via. A non archiviare l’esperienza come “un’ora e via”.
Anche il modo in cui custodisci ciò che hai ricevuto è parte del processo.
Scrivi. Cammina. Stai nel corpo. Bevi acqua con più coscienza. Respira più profondamente. Senti dove le parole ricevute trovano casa in te.
Tutto questo è integrazione spirituale. È presenza. È trasformazione che accade nel quotidiano.
Onorare il messaggio, onorare te stessa
Ogni sessione è un dono. Non perché chi la guida ha un potere speciale, ma perché tu hai scelto di aprirti. Di ascoltare. Di ricevere.
E questo, già di per sé, è un gesto d’amore verso te stessa.
Io sono onorata ogni volta che qualcuno mi invita a entrare in questo spazio sacro con lei o con lui. Lo vivo con rispetto, con cuore aperto, con autenticità.
E se senti che è arrivato il momento di ricevere un messaggio, una visione, un sostegno spirituale…
Io sono qui.
Con presenza. Con verità. Con Anima.








